Una finta veglia funebre inscenata per ingannare la legge. Potrebbe essere una scena da Gianni Schicchi, si ride, si ride anche parecchio. Poi, all’improvviso, le bombe: tutto cambia e un comprimario, uno di quei personaggi che avevamo notato appena a dar colore a una scena, torna alla ribalta annunciando che la moglie è morta sotto le macerie. Il falso e il vero. Così si chiude il primo atto di Napoli milionaria: l’opera buffa e la tragedia, l’arte di arrangiarsi che diventa farsa giocosa e la storia che irrompe violenta e spietata. Un mondo si racchiude in questa seconda collaborazione (1977) fra Eduardo De Filippo e Nino Rota (la prima era stata la fiaba Uno scoiattolo in gamba, del 1959) che del compositore sarà anche l’ultima opera.
La famiglia Jovine e il microcosmo del basso napoletano sono in lotta per la sopravvivenza fra gli ultimi fuochi del fascismo, la seconda guerra mondiale, le euforie e le contraddizioni del dopoguerra. La musica di Rota calza come un guanto alle sfaccettature dell’amarissima commedia, padroneggiando disinvolto linguaggi, registri, umori differenti. De Filippo riscrive il proprio testo mostrandosi librettista a tutti gli effetti e Napoli milionaria! è un vero capolavoro del melodramma del XX secolo, un’opera scritta con la sapienza propria dei veri grandi, con una profondità di pensiero e di linguaggio posta al servizio del teatro, di un racconto senza speranza, durissimo, eppure sfaccettato anche fra sorrisi, ironie e dolcezze.